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Associazione Culturale
Carnevale 2008 di Misterbianco

ESCOPAZZO

Relazione
sfilata carri e costumi
in maschera


Tema:“Profumo d’India”


Giorni della sfilata:
27 Gennaio, 3/5 Febbraio 2008

Sede: Via G. Matteotti, 200 Misterbianco (CT)
Come nasce Escopazzo

L’Associazione nasce subito appena finita l’edizione del Carnevale 2001, infatti, proprio all’indomani della premiazione quattro sciagurati (per l’esattezza 15 persone) si danno appuntamento in una casa di campagna sita nella nostra amata Madonna degli Ammalati e si discute sul da farsi, ma l’orientamento è subito chiaro questa nuova Associazione sa da farsi… e sì ci da appuntamento per la settimana successiva, nel fra tempo ognuno di noi deve raccogliere quanto più informazioni e possibile su come muoverci.
La settimana scorre via velocemente e all’appuntamento ognuno di noi si presenta con carte ed informazioni di ogni tipo, su quel tavolo c’era veramente di tutto: regolamento del Carnevale, una bozza su come fare un proprio Statuto, informazioni presi dal Notaio e dal Commercialista ed ognuno di noi era soddisfatto dell’andamento. A quel punto mancavano solo tre cose:

  • un appuntamento con un Notaio per mettere nero su bianco,
  • elezioni delle varie cariche,
  • ma soprattutto un benedetto nome.

Passa ancora una settimana e rieccoci ancora là ma questa volta con un appuntamento nel Notaio fissato per il 17 Maggio 2001.
Ora siamo pronti ad eleggere le varie cariche che la legge ci richiede, le persone elette avranno poi il compito di formare lo Statuto dell’Associazione.
Detto fatto.
Gli eletti si mettono subito a lavoro e nel giro di quindici giorni hanno pronto lo Statuto da fare leggere al resto dei soci e se va bene può essere presentato al nostro Notaio.
Solo qualche piccolo ritocco e abbiamo finito il nostro lavoro. Non è per niente vero perché manca ancora la cosa più importante il nostro nome di battessimo.
Dopo i primi nomi sparati lì sul momento abbiamo deciso di darci ancora una settimana di tempo allo scopo di rifletterci su. All’appuntamento successivo non posso descrivervi quanti nomi sono stati detti, ognuno di noi in un pezzo di carta aveva appuntati più di dieci nomi, quindi abbiamo deciso di andare per esclusione. Racchiusa la cerchia a cinque nomi abbiamo deciso di votare per alzata di mano ed ecco alla fine il nostro nome: Millenium, via alle feste cin cin con spumante di ogni tipo.
Questo nome però in realtà non ha lasciato tutti contenti anzi al contrario perché anche le stesse persone che lo hanno votato non erano del tutto convinti.
Questo di scontento si allargava sempre più, ricordo che mi arrivavano telefonate da quasi tutti i soci, il ritornello sempre lo stesso dobbiamo cambiare questo nome.
A questo punto ho deciso di fissare una riunione e discuterne tutti insieme, non abbiamo avuto neanche il tempo di sederci ad un tavolo che uno di noi dice: stanotte ho sognato il nome Escopazzzo e suona proprio bene ed in più e un nome giusto per noi, siete d’accordo???
Quindici persone su quindici alzano la mano, finalmente sì e tutti d’accordo ecco il nostro nome Escopazzo, io aggiungo Escopazzo oggi e sempre, ovviamente via ha nuovi festeggiamenti fino a quel 17 Maggio 2001 che fissa la storia moderna del Carnevale Misterbianchese.
Il resto e storia di ogni anno: riunioni con l’amministrazione comunale per decidere questo o quell’altro, riunioni fra i soci per decidere il tema, riunioni fra i soci per decidere lo stilista, riunioni fra i soci per decidere lo scenografo, riunioni fra i soci per dircene quattro in faccia.
Oggi alla vigilia della nostra quinta presenza la nostra Associazione Culturale è composta da cinque soci: Salvatore Licciardello, Turi Pappalardo, Alfio Cannata, Giovanni Trovato, e Nicola Privitera, che vi augurano un buon divertimento.

Esperienze precedenti

L’Associazione Culturale“Escopazzo” partecipa per la quinta volta al “Carnevale dei Costumi più belli di Sicilia”.
Alla prima partecipazione -Carnevale 2002- si presentò con “Chi tempu voi” piazzandosi al settimo posto nella classifica generale ma primo in quella riferita al Trofeo Web.
Nella seconda esperienza -Carnevale 2003- propone “Escopazzo… nel meraviglioso mondo di Alice” ele soddisfazioni iniziano ad arrivare. Grazie al riconoscimento avuto dai giudizi espressi dai giurati gli viene riconosciuto uno dei premi più importanti in assoluto tra quelli messi in palio, ovvero gli viene premiato un costume intitolato: La Regina di Cuori (indossato da Tania Castellano e idealizzato da Giuseppe Carlo Privitera) come miglior costume donna presente alla manifestazione, mentre un altro vestito intitolato: Il Re di Cuori (indossato da Salvatore Saraniti e idealizzato da Giuseppe Carlo Privitera) viene giudicato idoneo a rappresentare quest’edizione tramite l’ambiziosa Cartolina. Per quanta riguarda il gruppo invece, si posiziona al quinto posto nella classifica generale e si riagiudica il Trofeo Web.
Alla terza partecipazione –Carnevale 2004- si presenta con “Escopazzo…land il parco dei divertimenti” riscotendo almeno tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori un grandissimo successo non confermato almeno del tutto dai giurati (le aspettative erano ben più ambiziose rispetto al verdetto finale). Nonostante ciò il gruppo fa ancora un passo in avanti rispetto all’anno precedente e si piazza al quarto posto nella classifica generale ed inoltre un proprio vestito intitolato: Le avventure di Capitan Uncino (indossato da Salvatore Licciardello e idealizzato da Giuseppe Carlo Privitera viene indicato fra i 10 costumi più belli, riconoscimento che vale la prestigiosa Cartolina che ricorderà ai posteri questa edizione.
Alla quarta presenza -Carnevale 2005- si presenta al via con “Festicolando tutto l’anno”. Già dalla prima sfilata l’emozione è tanta, visto che da molti siamo indicati come i possibili vincitori di questa edizione. Alla fine questo risultato viene veramente sfiorato ed il secondo posto a soli 4 punti dal vincitore viene visto come una grossa delusione. Fra i Trofei messi in palio ci aggiudichiamo: il Trofeo dei Migliori Effetti Luce ed il Trofeo SMS, giudizio quest’ultimo, molto importante perché viene attribuito dalla gente comune tramite un voto espresso via SMS. Inoltre fra i dieci costumi più belli ben due sono del nostro gruppo, le prestigiosecartoline vanno quindi ai seguenti costumi: La Befana(indossato da Comunale Sonia e idealizzato da Scalia Vera)e Il Carnevale di Venezia(indossato da Torre Carmelina e idealizzato da Vera Scalia). Infine il costume intitolato Il Presepe(indossato da Licciardello Salvatore e idealizzato da Scalia Vera e realizzato da Privitera Giuseppe Carlo) vince il Trofeo Miglior Costume Maschile. Tutto ciò ci rende molto onore e siamo convinti che ben presto il prestigioso Trofeo Turi Campanazza sarà nella nostra bacheca.
Alla quinta presenza -Carnevale 2006- ci ripresentiamo ai nastri di partenza con la stessa voglia di fare degli altri anni, con il seguente tema: Capricciose Divinità, anche se comunque alla fine il risultato non lo dimostrerebbe. Alla fine ci classifichiamo al quinto posto, ricevendo comunque la segnalazione di tre premi cartolina: Afrodite (indossato da Angela Cassisi e idealizzato da Giuseppe Carlo Privitera), Iride” (indossato da Daniela Pluvione e idealizzato da Giuseppe Carlo Privitera) e Tyche (indossato da Katia Caruso e idealizzato da Giuseppe Carlo Privitera).

Alla sesta partecipazione -Carnevale 2007- desiderosi di riscattarci dalla parziale delusione avuta l’anno prima, ci mettiamo dentro tutta la nostra grinta e tutto il nostro entusiasmo, ed il risultato finale lo dimostra. Proponiamo come tema I Musicaled il terzo posto finale oltre ad esaltarci rappresenta il giusto rimborso ai sacrifici fatti. Fra i vari premi messi in palio ci aggiudichiamo, per la seconda volta, con il massimo dei voti, il Trofeo dei Migliori effetti luce, inoltre il vestito “Aggiungi un posto a tavola” (indossato e idealizzato da Salvatore Licciardello) viene segnalato come premio cartolina.

Composizione del gruppo

Presidente:Alfio Cannata
Stilista:Giuseppe Gullotta
Scenografo:Alessandro Inzirillo & Cinzia Accarpio
Acconciature:Annachiara Di Pietro

Tema:Profumo d’India

Da sempre terra di confine fra Vicino e Estremo Oriente l'India ha saputo conservare e vivificare un patrimonio culturale immenso.
Le numerose genti che hanno attraversato il Paese e che magari si sono insediate fra le sue vallate, i suoi fiumi e le sue città, hanno arricchito il patrimonio genetico, religioso e linguistico di questa terra così vasta.
Il legame tra passato e presente è sempre un elemento molto vivo nella società indiana e l’attaccamento alla religione lo dimostra.
Non è possibile rimanere indifferenti all’India, che sicuramente affascinerà nella sua moltitudine di paesaggi, di culture e di tradizioni.
Ciò che rende l’India una meta unica rispetto ad altre destinazioni è senza dubbio il suo ricchissimo patrimonio culturale risalente a molti secoli fa, una vera miniera di tesori, culturali e naturali, di grande rilevanza per la storia e la civiltà mondiali.
Da tempo immemorabile l’India è stata considerata una terra dotata di un ricco patrimonio culturale e di una fiorente tradizione popolare tramandatasi per generazioni e generazioni sotto forma di storie d'amore e coraggio.
Le diverse culture hanno lasciato tracce visibili in svariati settori: nella musica, nella danza, nell'architettura, nelle cerimonie, nelle lingue parlate, nelle credenze e tradizioni, nel cibo ecc.
Tutti questi aspetti, riflessi nella vita quotidiana, rendono il patrimonio indiano uno dei più ricchi, vibranti e completi.
Difficile non voler tornare in India…ogni volta che ci tornerete scoprirete un’India nuova perché ogni volta emergeranno aspetti che vi stupiranno. L’Associazione Culturale Escopazzo intende con queste maschere far vivere i vari aspetti della cultura Indiana che, siamo convinti, risulteranno affascinanti ed avvincenti sia per chi ha già visitato questa magnifica terra ma anche per chi si accinge per la prima volta a visitarla attraverso gli occhi del nostro gruppo in maschera.
Siamo sicuri, lasceremo in voi il desiderio e nell’aria il “Profumo” di una civiltà magica unica al mondo.
La scelta di questo tema nasce dal ricordo di un recente viaggio del nostro costumista, presso questo incantevole luogo: l’India, impressionato dalle visioni, lungo le sue escursioni, ancora oggi, chiudendo gli occhi ne sente il “Profumo”, da qui, la realizzazione del titolo e dei costumi.
Disposizione della sfilata

Primo carro:

Monumento “Pha that luang”
(Simbolo del Buddismo del Laos oltre che Monumento Nazionale)

Conducente del carro: Domenico Maclì

Nel 1560, re Setthathirat trasferì la capitale del Lan Xang da Luang Prabang alla sua attuale posizione, a Vientiane. After moving the capital, the King built two primary temples in the city. Haw Pha Kaew Temple and Pha That Luang Temple. Dopo aver spostato la capitale, il re costruì i due principali templi della città: Tempio Haw Pha Kaew e Tempio Pha That Luang. Il Tempio Pha That Luang Temple was originally built on the ruins of a 13th century Khmer Temple.Pha That Luang è stato originariamente costruito sulle rovine di un tempio cambogiano, Like the rest of Vientiane , Pha That Luang was destroyed in 1828 by the Siamese Military.come il resto di Vientiane, e poi distrutto nel 1828 dal Siamese militare. Pha That Luang was finally restored in the early 1900s by the new rulers, the French. Agli inizi del 1900 Pha That Luang è stata finalmente restaurata a cura dei nuovi governanti, i francesi. The restoration was badly done and a second restoration was performed in the 1930s which restored it to it's original design. Il restauro è stato fatto male, quindi nel 1930 è stato necessario eseguire un secondo restauro che lo ha portato allo splendore attuale. That Luang holds a special meaning in Laos since it has come to be the symbol of the Lao nation.Il Tempio detiene un significato speciale, poiché è venuto ad essere il simbolo del popolo laotiano. This change took place at a time of crisis for the Lao government.Distrutto e saccheggiato più volte negli ultimi secoli, ogni volta è stato ricostruito e riportato al suo iniziale splendore con amore e pazienza da parte del popolo laotiano. It symbolizes the preseverance and the generosity of the Lao people.' Esso simboleggia la perseveranza e la generosità del popolo. In a country that has had a very unstable past, Pha That Luang represents one of the few constants. In un paese che ha avuto un passato molto instabile, il Tempio Pha That Luang rappresenta una delle poche costanti.
Il Tempio Pha That Luang, e oggi in Monumento Nazionale, oltre che il simbolo del Buddismo, dove all’interno di esso, si dice, che vi è custodito il Libro Sacro. Non a caso, infatti, l’ingresso è costantemente vigilato dalla presenza di guardie. Tale monumento sta a significare la forza e la Cultura Indiana, per questo motivo, nel nostro immaginario viaggio in questa splendida terra abbiamo voluto far fare la prima sosta a nostri turisti.
La parte anteriore di questo carro rappresenta un elefante accovacciato pronto ad accogliere i primi immaginari visitatori che, saliti sull’enorme pachiderma, iniziano il viaggio verso le meraviglie del paesaggio e della cultura di questo bizzarro paese. E’ stato realizzato con del ferro, del polistirolo e della masonite. Nello specifico i materiali sono stati usati come segue: il polistirolo per la testa e il corpo dell’elefante, la masonite ed il legno per la portantina. Per ottenere l’effetto plastica, l’elefante, è stato lavorato accuratamente con più mani di stucco e dipinto a mano.
La parte posteriore rappresenta il Tempio Pha That Luang luogo in cui l’elefante farà la sua prima sosta… E’ stato realizzato in legno, polistirolo, ferro e masonite.
Il carro è stato dotato di un effetto luce tale da ricreare le calde giornate d’estate, quando i visitatori si accalcano per salire sugli enormi elefanti mezzo di trasporto più famoso in India.

SUL CARRO:

Le Guardie del Libro Sacro:
Mario Di Mauro
Giambattista Caruso

Questi costumi rappresentano (in maniera veritiera) le guardie che si alternano per la custodia del pregiato Libro Sacro, sito all’interno del Tempio Pha That Luang”. L’alta uniforme è stata realizzata in velluto di seta blu. Una fusciacca con i colori della loro bandiera risalta all’altezza del giro vita, passamanerie in filigrana dorata completano questo abito. Da notare il vistoso copricapo che richiama fedelmente l’elmetto dei soldati indiani.

Le Esuberanti Danzatrici:
Daniela Panessiti
Mariagrazia Panessiti
Grazia Di Mauro
Concetta Diolosà

I costumi rappresentano l’abito per eccellenza delle ragazze indiane il “sary”. Noi abbiamo voluto avvolgere queste graziose ragazze in suntuosi “sary” di vario colore, tutti realizzati con una vestito in taffetas di seta avvolto dai morbidi drappeggi in organza lavorata. Il copricapo, ricco di nacchere e veli copre con pudore i loro volti.

DIETRO IL CARRO:

I Lanternini Indiani:
Giuseppe Gatto
Francesco Gatto
Antonino Marchese
Orazio Marchese
Gaetano Nicotra
Federico D’Alessandro

Questi costumi sono stati realizzati in taffetas di seta bianca, compose fatto di camiciola e pantaloni a ginocchi, il tutto bordato da velluto rosso e completato con ricche passamanerie e pietre dure. Infine risalta agli occhi uno scialle in iuta bordo, drappeggiato all’altezza della spalla e che finisce in un nodo all’altezza dei fianchi. Da notare la frivola acconciatura che ricorda le vecchie abatjour indiane, esse sono state ottenute utilizzando una base di carta, inseguito dipinta a mano e completata con brillantina e passamanerie.

La Danza degli Aquiloni:
Giuseppe Pellegrino

In questi luoghi, annualmente, si svolge un raduno dei più belli aquiloni, e noi abbiamo voluto dedicare a questa coloratissima festa un abito, e chi meglio di un ragazzino può rappresentare questo evento? Il costume è composto da strati sovrapposti di stoffe, vestitino a “sary” in maglia di lamè caftano, sciarpa in seta che diventano fusciacca all’altezza del giro vita il tutto bordato con chicche d’argento. Non si può non notare il meraviglioso e bizzarro copricapo che ricorda un coloratissimo aquilone che svolazza in aria.

Le Danzatrici Indiane:
Miriana Mancuso
Valentina Sanfilippo
Noemi Fazio
Luana Raciti

L’abito è stato realizzato da un sotto gonna strutturata da una gabbietta, che formando un ventaglio in chiffon plissettato, accompagna i lenti movimenti delle danzatrici. Su di essa è stato creato un’elegante “sary” in taffetas di seta, nei tipici colori di questo paese, il tutto completato da ricche nacchere, perle e pietre dure. Infine delle tipiche bacchette con nastri colorati avvolgono, di mille colori, la raffinata acconciatura che rappresenta una coroncina indiana.

La Cortigiana del Tempio:
Antonina Nicotra

Questo lungo abito realizzato in seta stroppiciata dal colore ocra, vuole ricordare una tipica cortigiana del Tempio di Tulsmanoljr. Il costume è stato notevolmente arricchito da delle sacerdotali stuoie in velluto è completato da pregiate passamanerie. Inoltre è stato realizzato un pregiatissimo collettone in velluto lavorato e completato anch’esso con particolari passamanerie. Infine trova posto all’altezza del giro vita una fucsia lavorata con cordoni dorati, pietre dure e pailletes dagli innumerevoli colori. Un fastoso copricapo che vuole ricordare i ventagli indiani completa questo grazioso costume.

Il Tempio di “Tulsjmanoljr”:
Lina Nicotra

L’insolita gabbia, che vuole ricordare vagamente la cupola di questo tempio, è stata rivestita con un tessuto di seta stropicciata di colore arancio sgargiante. Il costume è stato arricchito da pailletes, pietre dure e passamanerie. Il suo semplice corpetto, dalle bordure contrastanti in verde acido, fa sì che la sua vistosa spalliera risalti agli occhi di tutti. A completamento di tutto è stato creato un importante copricapo simile alle guglie di questo tempio.

L’Iniziazione:
Fabio Napoli
Giuseppe Previti
Bruno Licciardello

Tema importante quello dell’iniziazione perché i giovinetti stanno per entrare nel mondo degli adulti. Noi abbiamo voluto ricordare quest’evento con questo costume realizzato con sovrapposizione di stoffe, stola e quant’altro ricordi materiali tipici del luogo. Abbiamo voluto inoltre realizzare una vistosa spalliera dai frivoli colori proprio perché non si è uomini ma nemmeno bambini. Stesso discorso vale per il copricapo, semplice ma di bell’effetto.

Il Riscò Indiano (taxi):
Paola Vantaggiato

Non poteva mancare il tipico taxi indiano, quindi abbiamo pensato di bardare questo triciclo in maniera folcloristica, tipico di questi luoghi, e consegnato alla guida di questo spericolato autista che indossa la classica casacca in taffetas dalle bordure verde smeraldo. Il suo ricco copricapo vuole richiamare alla memoria i tipici copricapi Birmani.

La Divinità Indù:
Sonia Cortese

Questo costume è composto da una sottoveste laminata d’oro sovrapposta dal prezioso georgette di colore turchese lavorato ed impreziosito da passamanerie in filigrana d’argento, pailletes d’orate e pietre dure. Il corpino si presenta molto ricco e le varie applicazioni di passamanerie e pietre dure fanno solo intravedere la base di doppiato oro specchio. All’altezza del giro vita è stata realizzata una graziosa gabbietta ricoperta di taffetas turchese bagnato nell’oro. Infine completa il costume un piccolo ma accurato copricapo, dove trova posto un velo con cui la nostra protagonista potrà nascondere il delizioso viso.

Il Tempio “Soupramarliam Kovil”: Valeria La Torre

Quest’importante tempio si trova nel sud dell’India ed abbiamo dedicato questo costume realizzato in un’elegante camiciola di seta bianca rifinito da bordure in raso di seta verde smeraldo e da raffinate passamanerie in filigrana in oro. Un elegante “sary” di colore verde con bordure e pietre dure in oro completa questo compose. Infine, è stata creata una raffinata struttura, che avvolge il giro vita della bella fanciulla, in organza di lamiere verde smeraldo con riflessi in oro, rifinito da eleganti passamaneria. Completa il costume un raffinatissimo e luccicante copricapo.

Il Chicco di Riso:
Alessio Monteforte

Non potevamo dedicare un costume l’alimento principe della povera cucina in diana: il Riso. L’abbiamo pensato nel seguente modo: un elegantemente coperto di raso di seta ricoperto parzialmente da un elegantissimo capotto in lino avorio e damascato, rifinito da dalle pregiate applicazioni di passamanerie e pietre dure. La parte inferiore è un morbido pantalone in georgette, rigorosamente avorio, impreziosito da una ricca bordura realizzata con passamanerie e pailletes in oro e pietre dure di colore bianco perla. Da notare il particolare copricapo realizzato in materiale povero, quale la stuoia, a voler ricordare una cesta di riso il tutto arricchito, come da contrasto, da un prezioso turbante.

La Dewi Sri o Dea del Riso:
Loredana Russo

Dewi Sri èl’incarnazione del sacro spirito del riso, è la madre del riso, Dea della vita e della fertilità, divinità amata e venerata, e il suo culto fa parte della quotidianità della popolazione. Venerata in quanto sono convinti che senza l’assistenza di Dewi Sri, perderebbero le loro anime, la loro forza vitale. Uomini, donne e bambini, si nutrono dello spirito della Dea e si assicurano le sue grazie mediante il rituale di bagnarsi con acqua benedetta fronte, tempie e petto, per farvi aderire sopra dei chicchi di riso.
A tutto ciò abbiamo voluto dedicare questo costume realizzato con pregiate stoffe quali: organza laminata in oro, chiffon e pura seta. Questi materiali rendono quest’abito particolarmente elegante e i colori avorio ed oro, non utilizzati a caso, voglio ricordare la sfumatura madreperlata del riso. Il costume è stato arricchito, come auspicio di un buon raccolto, con due sacche laterali ricche di sementi, riportate in miniatura anche all’altezza delle spalle. Notiamo, inoltre, una particolare acconciatura ricca di pietre dure ma realizzata utilizzando principalmente del materiale povero, infatti, si può notare una struttura in stuoia a mo di tettoia quasi a volere riparare dalle intemperie questo pregiato prodotto necessario per la sopravvivenza di questi popoli.

La “Dea” Giava:
Chiara Platania

Giava rappresenta il centro politico, economico, culturale e geografico dell'Indonesia. Con il suo peso demografico e le grandi risorse naturali ne è anche il centro politico. Pur con i suoi evidenti e forti contrasti tra immense ricchezze ed estrema povertà, campagne vastissime e metropoli sovraffollate e caotiche, Giava rimane una terra di inesorabile bellezza.
A questa splendida terra abbiamo voluto dedicare questo meraviglioso abito realizzato in organze di lamière oro ulteriormente arricchito da passamanerie, pailletes e pietre dure rigorosamente in oro. Inoltre abbiamo aggiunto una graziosa e ricca spalliera rifinita da un mantello in organza laminata in oro con bordure in frange di seta. Un’importante copricapo anch’esso allestito con passamanerie, pailletes e pietre dure di colore oro rendono il tutto molto prezioso e gradevole ai nostri occhi.

Il Mausoleo Tay Mahal:
Carmen Parisi

Tay Mahal è uno dei monumenti più famosi del mondo e sicuramente, uno dei simboli dell’India. The bright white colour of its central building, dominated by a great dome and of the 4 towers around it, shines in the hot Indian sun and makes it appear light like a dream.Il colore bianco luminoso del suo edificio centrale, dominato da una grande cupola e dalle 4 torri attorno ad esso, brilla nel sole caldo indiano e fa apparire la luce come un sogno. The Taj Mahal is placed in AGRA, a town of 1,335,000 inhabitants in the Uttar Pradesh, North India, at 2 hours and half by train from New Dehli, the Indian capital.Il Taj Mahal è situato in Agra, una città a 2 ore e mezza di treno da New Dehli, la capitale indiana. It is a funerary monument, whose name, derived from the Persian words "Mumtaz Mahal", means "The light in the palace" and it was built in the period 1632-1654 by the Moghul Emperor Shah Jahan, dedicated to his wife to which he was very in love, dead in 1630 while delivering their 14th son.Si tratta di un monumento funerario, il cui nome, significa "la luce e il palazzo" e fu costruito dall’ imperatore Moghul Shah Jahan, e dedicato a sua moglie. IMaterials coming from the whole India and Asia were used for its building; the white marble from the Rajastan, the jasper from the Punjab, the jade and the crystal from China, the turquoises from Tibet, the sapphires from Sri Lanka and the lapis lazuli from Afghanistan. materiali utilizzati sono provenienti da tutta l'India e dall’Asia, fra tutti spicca il marmo bianco del Rajastan, il diaspro dal Punjab, la giada e il cristallo dalla Cina, i turchesi dal Tibet, gli zaffiri dallo Sri Lanka e i lapislazzuli dall’Afghanistan.
In all, 28 different types of precious and semi-precious stones were set in the white marble.So, Shah Jahan spent the rest of his life in the Agra fortress, staring through the window the far shape of the Taj Mahal, where at his death, he was buried, together his beloved wife.In 1983, this wonderful monument has been included in the list of the world heritage by UNESCO.Nel 1983, questo meraviglioso monumento è stato incluso nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco.
Quindi nel nostro rendere omaggio a questa terra, non poteva mancare una dedica al famoso mausoleo galleggiante Tay mahal. Per rappresentare l’acqua abbiamo utilizzato un raffinato abito a sirena in bianco abbondantemente coperto di strass e punti luce in svarouscki, si è pensato di arricchire il tutto con un abbondante mantello in georgette anch’esso bianco dalle ricche bordure in filigrana d’argento. Per realizzare il copricapo abbiamo pensato di riproporre in maniera quasi fedele questa meravigliosa architettura.

SECONDO CARRO

La Danza dei Serpenti

Conducente del carro:
Filippo Giardina

In India vive una grande varietà di animali, distribuiti nel vasto territorio in rapporto con specifici habitat. Sono ben rappresentati i felini, con la tigre (protetta perché in pericolo di estinzione), la pantera e, il ghepardo;
L'elefante indiano si trova sulle pendici nordorientali dell'Himalaya e nelle remote foreste del Deccan. Diffusi sono anche il rinoceronte, l'orso bruno, il lupo, lo sciacallo, il bufalo, il cinghiale, numerose specie di scimmie, l'antilope e il cervo. Sono presenti inoltre numerose specie di serpenti, molti dei quali velenosi, come il ben noto cobra. Per quanto riguarda l'avifauna si ricordano pappagalli, pavoni e, in loro specifici ambienti, uccelli come il martin pescatore e l'airone. L'immagine tradizionale è quella delle vacche sacre che vagano lungo le strade e delle scimmie che saltano tra i tetti delle case. Ma in tutto il paese potrete vedere gli animali più splendidi nelle riserve, protetti e circondati dal loro habitat, in molti casi si tratta di specie rare o in pericolo di estinzione.
Quindi in questo carro abbiamo voluto rappresentare i simboli emblamatici della giungla Indiana che sono la “tigre” della Malesia, un “cobra” ed un “pitone”, oltre che due eleganti flauti strumento utilizzato dal nostro “Incantatore di Serpenti” per mobilizzare i rettili. Il tutto è stato realizzato utilizzando: del ferro e del legno per creare la scalinata, del ferro ricoperto di polistirolo per realizzare i due serpenti che si intrecciano nell’aria e diversi blocchi di polistirolo per realizzare la scultura mastodontica ad indicare il valore la forza di questa terra che si identifica in una tigre. Da notare la foglia che protegge la tigre durante la sua sosta in un angolino d’ombra nella fitta foresta indiana il tutto completata da un effetto luce che richiama i bagliori ed i chiaro scuro della giungla quando il sole si infrange tra le foglie.

SUL CARRO:

Gli Uomini Cobra:
Orazio Somma
Mario Doriani

Costume realizzato in maglia a pelle squamata di colore verde a cui è stato aggiunto un delizioso pareo e completato con una ricca cintura gioiello. Il copricapo, non poteva non richiamare il rettile in considerazione, quindi ecco che è stata creata una maestosa scultura che legato al corpo presente nell’abito, completa e avvolge i nostri protagonisti.

I Bracconieri della giungla:
Giuseppe Celano
Rosario Celano
Carmelo Licciardello

Questi costumi sono stati realizzati in taffetas bianco per la loro semplice casacca, ingraziositi da due bretelle in rasone arancio. Particolari sono le gonne-pantaloni realizzate in maglia di seta verde. Racchiude il tutto una fusciacca arancio impreziosita da passamanerie, pailletes e pietre dure. Una semplice fascia avvolge la loro fronte, tipica di questi particolari cacciatori.

Le Danzatrice del ventre:
Maria Russo
Nina Spina
Vanessa Terranova

Queste maschere sono state realizzate in chiffon per realizzare l’intero vestitino lavorato ai bordi con raffinate passamanerie d’oro. Un gradevole “sary” in giorget completa la parte inferiore del vestito, anch’esso lavorato in estremità da passamanerie d’oro e pietre dure. Infine sono stati realizzati una fascia che avvolge il corpo delle fanciulle ed un’importante stuoia che prende inizio all’altezza del giro vita ed arriva quasi fino a terra, entrambi gli elementi riportano dei meravigliosi lavori ottenuti con passamanerie, pailletes, pietre dure, pasta di piombo e abbondante brillantina. La semplice coroncina è stata impreziosita da un velo in organza trasparente di colore verde.

La Concubina:
Francesca Pedi di Papera

Questo sontuoso abito è stato realizzato in georgette rosso rubino, dalle fattezze tipiche indiane ma reso molto nostrano dall’enorme spacco, il tutto lavorato ed impreziosito dalle meravigliose passamanerie. Nel costume si notano due enormi serpenti interamente dipinti. Il copricapo non è altro che una semplice ma raffinata coroncina d’orata.

L’Incantatore di Serpenti: Pippo Pedi di Papera

Questo costume ricorda il tipico Incantatore di Serpenti Indiano, che ognuno di noi, in un modo o in un altro avrà visto almeno una volta. Noi lo abbiamo voluto realizzare nel seguente modo: un elegante capotto in groghen bianco ricco di passamanerie in filigrane d’oro e pietre dure, una fusciacca bicolore pesca-rosso lavorata e rifinita da deliziose passamanerie e pietre dure da dove sbuca un’intrappolato serpente tridimensionale. Da notare i pantaloni rigorosamente in seta bianca evidenziati da ghirigori in preziosa passamaneria oro, pailletes e pietre dure. Il copricapo non poteva non essere il tipico turbante del nobile indiano.

DIETRO IL CARRO

Le Danzatrici di Chandigarh:
Giusu Biagi
Giusy Trischitti
Giusy Russo
Federica Arena
Laura Palmeri

Questi costumi rappresentano le danzatrici di una delle più evolute città Indiane: Chandigarh, l’attuale Latore. Essi sono stati realizzati utilizzando il chiffon per ottenere in “mini Sary”, completato con passamanerie, pailletes e pietre dure. Sotto il particolare “mini sary” sporge un pantalone in delicato giorget. Una graziosa gabbietta rivestita con organza lascia intravedere la bella composizione. I corpini sono piuttosto semplici ma comunque arricchiti dall’applicazione di pietre dure. Tutti i costumi sono stati creati utilizzando i colori tipici indiani. Particolari sono i copricapi con una forma a spirale allestiti dall’applicazione di passamanerie e pietre dure.

Chandigarh (Città Aperta):
Massimo Catalano
Giuseppe Biuso

Nei primi anni cinquanta un Principe Indiano ha incarico il famoso architetto franco-svizzero Le Corbusier di progettare una nuova città, costui decise di ripulire vicoli, casbe, e cupole. Fu una delle prime città moderne. Oggi questa città e famosa per essere una delle città più belle e ricche dell’India tanto da meritarsi l’appellativo di “The City Beautiful”. Questi costumi sono stati realizzati utilizzando del groghen bianco per realizzare l’elegantemente cappotto rifinito con bordure arancio e bordato con cristalli e ricca passamaneria. La camiciola è in taffetas di seta cosi come i pantaloni, anch’essi con bordure arancio e rifinito con importanti passamanerie e pietre dure. In testa notiamo il simbolo di questa città che è rappresentato da una grossa mano stilizzata.

I Suonatori di Bonjo:
Natashia Vitrano
Vincenzo Coco

Questi costumi sono stati realizzati cercando di riprodurli fedelmente. L’intero costume è realizzato in taffetas di seta bianco arricchito da delle bordure in velluto rosso scarlatto e da passamanerie in ricca filigrana d’argento. Da notare i ricchi gioielli e i cinturoni realizzati con molta cura per cercare di riprodurli fedelmente in ogni particolare. Molto grazioso e raffinato è il “Bonjo” che il nostro suonatore a voluto portare con se per incantare con la soave musica i propri ammiratori. Infine fastose acconciature coprono il viso a mo di cornice.

L’Ancella:
Sandra Cannata

Un prezioso “sary” avorio realizzato in georgette e in chiffon e rifinito con bordure in oro e graziose passamanerie, scopre leggermente l’ombellico della fanciulla che, con il suo passo lento, invade la strada con petali di rose e sotto il suo lungo mantello si nasconde una superba ma bella giovinetta indiana.

Il Bouquet indonesiano:
Giulia D’Alessandro

Questo delizioso abitino è stato ottenuto utilizzando dello chiffon rosa per creare il corpino è completato da organze sgargianti per ottenere i magnifici pedali. Il tutto è stato arricchito utilizzando delle passamanerie in filigrana oro lucido e completato da una nevicata di brillantina oro vivo. Il dolcissimo copricapo applicato rende la bimba parte integrante del nostro bouquet, cosi bello da poterlo donare come bomboniera nuziale.

Lo Sposalizio indiano:
Graziella Russo
Giovanni Di Salvatore

Non poteva non mancare, nella nostra rappresentazione, uno dei riti più sentiti in India: lo sposalizio. Questi raffinati costumi sono stati ottenuti utilizzando dei pregiati tessuti quali: sete, chiffon, organze e damasco. Il tutto lavorato e finito con delle applicazioni di ricche filigrane e pietre dure.
La sposa indossa un abito lungo fusciaccato in vita. Gli innumerevoli punti luce del vestito sono state, sapientemente cucite a mano. Importante, oltre che gradevole allo sguardo è il sontuoso mantello con strascico che prende forma lungo le spalle ed ha i suoi origini nella bella coroncina.
Lo sposo indossa un elegantissimo cappotto fasciato e fusciaccato in vita, una gonna ampliamente plissettata ed un elegante “sary” il tutto finemente lavorato con importanti passamanerie. Il copricapo non poteva non essere che un semplice ma grazioso turbante indiano.

Gli Uccelli mitici Garuda:
Claudia Caruso
Alessia Torre

Garuda è una divinità hindù, nei testi, rappresentata con piume d'oro, faccia bianca, ali rosse, becco e ali d'aquila, ma un corpo spesso umano. Noi abbiamo voluto rappresentarli in maniera teatrale utilizzando tecniche rudi ma di grand’effetto. Le ali della spalliera ad esempio sono stati realizzate utilizzando della semplice carta stroppiciata spruzzata di rosso ed oro mentre quelli aderenti al corpo sono state realizzate con delle piume applicate su una base di doppiato. Anche le ricche e superbe acconciature sono stati realizzate utilizzando del materiale povero e l’effetto ottenuto è: due incantevoli corone. Gli abiti sono stati ricavati dall’utilizzo di pregiate stoffe quali: velluto, groghen e sete; il tutto ulteriormente lavorato da ricche passamanerie in filigrana d’oro.

La Madre Musica:
Federica Castorina

Un’enorme spalliera trattata con le antiche tecniche del restauro brilla di luce propria facendo esaltare la foglia oro invecchiata con il catrame. Questa rappresenta il simbolo della musica “carnatica”. Il vestito è composto dalla sovrapposizione di più pezzi: una colorata casacca in giorget uguale ai pantaloni alla schiava dove si sovrappone una gonna gialla bacchettata taffetas ed ancora dopo un pareo turchese dall’insolita forma bombata ottenuta grazie all’utilizzo di ovata. Un minuzioso copricapo completa questo particolare capo.

L’Amuleto Magico:
Roberto D’Alessandro

Quest’abito che, dalle forme, vagamente ricorda uno zar di Russia è stato realizzato utilizzando del damasco operato avorio sapientemente lavorato da fasce di velluto rosso minuziosamente decorate con passamanerie in filigrana d’oro e piccoli rubini. Stesso lavoro è stato riproposto nei pantaloni. Da notare un’enorme spalliera dove prende vita un’amuleto dalla doppia faccia che sfocia in una cascata di frange. Un austero stivale fa di quest’abito un pezzo più unico che raro.

Devota a Dio Rama:
Giorgia D’alessandro

Rama è la più famosa e popolare manifestazione del Dio Supremo per la grande maggioranza degli induisti in tutto il mondo. È riconosciuto come l'immagine, lo spirito e la consapevolezza dell'Induismo, la religione organizzata più antica del mondo, e della civilizzazione umana dal punto di vista indiano. Egli rappresenta la personificazione e l'incarnazione dell’uomo perfetto. Questo vestito è composto da un pregiato “sary” in seta ocra completato dalle fastosissime bordure ricche di topazio, e da un raffinato mantello celeste rifinito dalle bordure sfavillanti che smerigliano creando un gioco di luci grazie alla tempesta dei piccoli svarouscki utilizzati (più di 300). Da notare l’eclettica acconciatura maestosamente curata nei minimi dettagli dove un lungo velo in chiffon bordo strascica mettendo in evidenza una tipica decorazione indiana.

Lo Scaccia Spiriti:
Vincenzo D’Alessandro

Un elegante uomo inghirlandato e pomposamente vestito mostra interamente la sua raffinata e tribale mise. Costume composto da un raffinato capotto in groghen rosso rifinito con bordure in pelliccia di ghepardo riccamente tempestato da pietre dure e decorazioni, dove spicca il suo importante collettone ampiamente lavorato con passamanerie, pailletes, pietre dure e brillantina. Segue una gonna pareo in organza e una sottoveste in seta stropicciata. I particolari sono stati molto curati, infatti, risaltano agli occhi: il maestoso copricapo realizzato da una lunga criniera nerazzurra che ricorda un po’ il capello dei Papi del 500 ed un po’ il mazzo dei nostri attuali cerei; ed uno scettro tipicamente tribale che danza spietatamente.

I Figuranti (Maschere di Teatro):
Arianna Conti
Gabriele Conti

Miniaturizzati e finemente realizzati queste due maschere di teatro sono state realizzate con pregiati tessuti che vanno dalla seta al velluto dall’organza al damasco.
La maschera indossata dalla ragazza è composto da un raffinato corpino ampiamente lavorato con applicazioni di pietre dure. La parte inferiore dell’abito viene leggermente nascosto da un’intrigante gabbietta in trasparenza dall’effetto vedo non vedo. Molto prezioso è la ricca stuoia lavorato ed arricchito da dei preziosi lavori in passamanerie, pailletes e pietre dure.
La maschera indossata dal ragazzo è composto da un raffinatissimo capotto dove risalta agli occhi il particolare collettone molto ricco e curato grazie all’applicazione di passamanerie, pailletes, pietre dure e brillantina. La parte inferiore del costume richiama alla mente una graziosa abatjour. Originali e di grande effetto le loro acconciature in tipico stile Birmano.

La Scuola di Teatro Sacro:
Antonino Conti

Quest’importante costume è strutturato da un’insolita gabbia a spoletta ricoperta di seta rossa e bianca dove esplode un’enorme plissè che si estende per tutta la circonferenza dell’abito, il tutto racchiuso da delle strisce bianco-rosso-verdi simbolo del tricolore indiano, il tutto bordato da raffinate e pregiate passamanerie in filigrana d’oro. Un’elegante corpino con inserti di seta e damasco dall’insolito collettone riccamente lavorato ed impreziosito più un’elegante sciarpa bianca in giorget bianco completa questo capo di grande effetto. Da notare il sontuoso, vistosissimo e minuziosa copricapo dove trova posto una grossa coda di cavallo che si impone con tutta la sua forza del suo nero corvino.

La Raccoglitrice di Thè:
Barbara Licciardello

Un sobrio vestito che ricorda vagamente le donne Botticegliane. Costume ricco di chiffon lavorato e antico pizzo uncinetto, racchiuso in un’elegante mantello rosso porpora con inserti in velluto anch’esso rosso, fa da cornice a questo elegante costume dove sporge un’organza porpora bordata da un’elegante passamaneria in uncinetto che per la sua forma ricorda il fiore orientale. Da notare l’imponente cesta ripiena di thè che oltre a completare il costume lo abbellisce ulteriormente ed i luccicanti gioielli indossati, in contrapposizione alla realtà di queste povere contadine indiane.

Il Danzatore Topeng:
Zio Ciccio Privitera

Costume unico nel suo genere. Interamente fatto a mano dove si è spaziato tra la sartoria e le applicazioni di svariati elementi. Velluto, rafia, metallo, carta, stoffe, filigrana d’argento, pietre dure, legno e materiali riciclati fanno di questo capo un particolare costume. Esso è composto da due pezzi: spalliera e gonna che avvolgono di mistero il nostro protagonista. Un’enorme e ricco copricapo conclude questo monumentale abito di danzatore delle foreste indiane.

Kovy ed i suoi Serpenti:
Salvatore Licciardello

Un nobile abito composto da diversi pezzi: gilet in velluto nero dalle ricche bordure in passamaneria: casaccona in seta stroppiciata in arancio anch’essa rifinita con importante bordura di passamaneria; raffinato, tipico e sbracato pantalone in ciniglia. Da notare i componenti realizzati per rendere quest’abito unico ed inimitabile: ricco, prezioso e raffinato collettone lavorato ed arricchito da applicazioni di diverso genere: passamanerie, pailletes, pietre dure, brillantina, pasta di piombo, fogli di metallo e piume; imponente, maestoso, raffinato ed elegante copricapo ricavato con gli stessi materiali del collettone; struttura con scultura dove prende forma un maestoso cobra incantato dal dolce suono del suo flauto.

Il Tramonto Indiano:
Katia Caruso

Dulcis in fundo è arrivato anche il tramonto. Così questo sontuoso costume chiude il gruppo. Scende la sera gli ultimi raggi del sole sono tutti concentrati su questo meraviglioso abito realizzato in taffetas di seta dal colore arancio sovrapposto di un’organza color oro. Il suo mantello ricorda le nobil donne dell’800 italiano con il suo ricco bavero tempestato di corallini, jais, ambre e topazio raccolgono tutto lo splendore e le luci del tramonto indiano che si adagiano quasi per incanto in una vistosa spalliera dall’evolute che simulano gli ultimi raggi di sole raffinatamente definita da purpurina oro, pietre dure e un pizzico di nostalgia per un paese lontano che sta andando a dormire. Chiudiamo gli occhi e ne sentiamo il suo profumo.

TERZO CARRO:

Ganesha - Dio degli Elefanti -

Conducente terzo carro:
Giovanni Gentile

L'amato dio elefante, popolarmente conosciuto come Ganesha, ha da sempre affascinato gli uomini di tutto il mondo e di tutte le epoche. I testi sacri propongono diverse versioni a proposito della nascita di Ganesh, ma la più popolare è quella che vede la Dea Parvati creare Ganesh inizialmentecome guardiano della sua intimità. Esasperata dal rifiuto del marito, il dioShiva, di rispettare le sue stanze private anche quando la dea si concedeva un bagno, Parvati decise di sistemare le cose una volta per tutte. Prima di recarsi al bagno la Dea rimosse dal suo corpo la pasta di sandalo concui si eracosparsa e con la stessa modellò la figura di un ragazzo. Infuse vita alla statua alla quale comunicò di essere sua madre eche il suo compito consisteva nelsorvegliare l'entrata, mentre lei faceva il bagno. Presto Shiva, Signore della distruzione, si presentò all'entrata, ma il ragazzo lo bloccò impedendogli di raggiungere la moglie. Shiva, nonconoscendo il ragazzo, divenne furioso e lottò fino a decapitarlo. Parvati alla vista del figliomorto divenne furente e minacciò di distruggere i cieli e la terra nel suo dolore. Shiva riuscì a calmarla ed ordinò alle sue moltitudinicelesti,di portargli il capo del primo essere vivente che avessero incontrato. E capitò per primo un elefante; la testa decapitata del pachiderma fu posta sul corpo del ragazzo e la vita si risvegliò in lui.Gli fu alloraimposto da Shiva il nome Ganesha, concedendogli che chiunque lo adorasse prima di iniziare qualsiasi attività venisse favorito.Ganesha è dunque rappresentato sempre col corpo umano e la testa d'elefante, con una zanna spezzata. Un'altra caratteristica è il ventre obeso che ricade sul dothi. Sul suo petto il sacro cordone, a volte in forma di serpente. Il veicolo di Ganesha è il topo, che spesso nell'iconografia mostra sottomissione al Dio.L'ortodossia iconografica imponedi rappresentare il diocon 4 mani, ma si giunge fino a 14, ed ogni mano sorregge un diverso simbolo. Ganesh, pur essendo un dio potente, è un dio mosso da amore eperdono che si commuove a causa della devozionedei fedeli, ma allo stesso tempo l'elefante può distruggere l'intera foresta se provocato.
Nel terzo ed ultimo carro nel suo ricco tempio seduto in meditazione, l’alto al centro, vi è la figura del dio Ganesha. Il Dio degli Elefanti raffigurato per metà elefante e per metà uomo adorato dagli Indù. Questo carro è stato realizzato con ferro, polistirolo legno e masonite. Il Dio Ganesha è una scultura in polistirolo, alloggiata all’interno del tempio realizzato con del ferro e del polistirolo, dove la popolazione Indù si raccoglie in preghiera. Da notare la scalinata che si deve percorrere per raggiungere il tempio ed il quadretto posto alle spalle della divinità, illuminata in modo dare l’idea dei giochi di luce che tramite la loro forza riescono a rimuovere gli ostacoli e le contrarietà di tutti i giorni..
Rannicchiato in meditazione, all’interno del suo ricco Tempio, vi è la figura di Ganesha – Dio degli Elefanti – raffigurato metà uomo metà elefante. Intensamente adorato dagli Indù perché con la sua forza riesce a rimuovere grossi ostacoli. Viene celebrata una volta al mese una festa popolare con preghiere, lunghi cortei e danze in suo onore, affinché tutti i raccolti e le contrarietà della vita di tutti i giorni, abbiano un buon fine.

SUL CARRO:

Porcelline d’India:
Cinzia Accarpio
Eleonora Cariotti
Paola Barcella

Questo costume è stato realizzato indossando un moderno “sary”, puntualizzo moderno, perché rivisto in chiave ironica in quando molto porcelline. Realizzato in chiffon con sottoveste in laminato d’oro. Il tutto correlato da un’acconciatura ricca di perle e veli.

Porcellone d’India:
Alessandro Benenato
Alessandro Inzirillo
Carmelo Campo
Daniele Privitera
Giovanni Trovato
Matteo Pappalardo
Toni Sapienza

Improvvisamente il “sary” si è ridimensionato. Chiffon laminato d’oro scoprono le gambe per una “mise” audace, fusciacca in vita bordure in passamanerie e pietre dure anch’essi con acconciature in perle e veli.